la libertà non ha appartenenza, è conoscenza, è rispetto per gli altri e per sé

"Chi riceve di più, riceve per conto di altri; non è né più grande, né migliore di un altro: ha solo maggiori responsabilità. Deve servire di più. Vivere per servire"
(Hélder Câmara - Arcivescovo della Chiesa cattolica)

giovedì 30 luglio 2009

Stragi del 1992/'93 - << I MANDANTI IMPUNITI >> - Palermo 18/07/2009

Gio. 30.07.2009 - Da "Antimafia Duemila", 15 filmati del convegno "I Mandanti Impuniti" (Palermo, 18/07/2009), le stragi di Falcone e Borsellino, le stragi del 1992/'93.

1/15 - Rita Borsellino

[continua] xxx

2/15 - Bongiovanni


3/15 - Bongiovanni + Ingroia 1


4/15 - Ingroia 2


5/15 - Ingroia 3


6/15 - Ingroia 4 + S. Borsellino 1


7/15 - S. Borsellino 2


8/15 - S. Borsellino 3


9/15 - S. Borsellino 4 + De Magistris 1


10/15 - De Magistris 2


11/15 - De Magistris 3


12/15 - Lumia 1


13/15 - Lumia 2


14/15 - Lumia 3


15/15 - Bongiovanni + S. Borsellino


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domenica 26 luglio 2009

Loretta Napoleoni - "Economia canaglia" - Come riciclatori, falsari, schiavisti e pirati ridisegnano il mondo

video

Dom. 26.07.2009 - Dal sito "Arcoiris TV", Loretta Napoleoni presenta il suo libro "La Morsa", all'epoca (15.10.2007) non ancora edito. [fine post] xxx

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Sabella: ''Patto mafia-Stato? potevamo scoprire tutto 10 anni fa''


Alfonso Sabella -->
Dom. 26.07.2009 - Dal sito "Antimafia Duemila" (25.07.2009), un pezzo realizzato da Nicola Biondo e tratto da "L'Unità".

<< di Nicola Biondo - 25 luglio 2009
Il patto tra stato e mafia? Chi ha lavorato come me da magistrato in Sicilia lo ha visto nel corso degli anni. Si è estrinsecato in mille modi... Io ne sono stato una delle vittime». Alfonso Sabella, 46 anni, ex pm della Procura di Palermo negli anni ’90, ha arrestato decine di boss latitanti di Cosa nostra: da Giovanni Brusca a Leoluca Bagarella da Pietro Aglieri a Vito Vitale. Il cacciatore di mafiosi, il giudice-sbirro, come si autodefinisce, dal suo ufficio al tribunale di Roma segue con enorme interesse le indagini dei suoi colleghi siciliani. Con un rimpianto: «Tutto quello che sta avvenendo oggi potevamo scoprirlo 10 anni fa. Abbiamo perso un occasione ma sono fiducioso». xxx

Dottor Sabella perché questo rimpianto?
«Perché che ci fu una trattativa a cavallo delle stragi di Capaci e via D’Amelio lo avevano capito anche i sassi. Ma precise volontà hanno creato un tappo alle indagini».

Si riferisce al papello a quella lista che Riina secondo alcuni testimoni avrebbe inviato allo Stato?
«Anche. Questa vicenda che adesso sembra una spy-story è fatta di sangue e trattative, di cui qualcuno dovrebbe sentire il peso morale».

Si riferisce al generale Mori o all’ex ministro Mancino che solo oggi ammette che la mafia provò a trattare?
«Posso solo dire che avviare una trattativa embrionale dopo la strage di Capaci con i corleonesi significava mandare automaticamente un messaggio: che il metodo stragista è pagante. Anche se mi rimane un dubbio. Mi sono sempre chiesto se uomini dello stato non abbiano avvicinato emissari della mafia subito dopo il delitto Lima, due mesi prima della strage di Capaci. Quella morte è davvero uno spartiacque. Quel delitto presuppone la fine di un patto e l’avvio di una trattativa».

E arriviamo a Capaci.
«A via D’Amelio. Perché vede Capaci ha di eclatante solo la modalità. Tutti i mafiosi dicono che nelle riunioni preparatorie si parlava di Falcone e di uccidere i politici che avevano tradito. Ma non parlano di Borsellino come di un obiettivo preciso. È la strage del 19 luglio ad essere completamente anomala. Apparentemente il peggior affare di Cosa nostra. Riina, dai colloqui che Ciancimino intratteneva, aveva capito che il sangue era il mezzo con il quale arrivare ad un patto. E per favore non si dica più che fu una vendetta perché il governo aveva emanato il 41bis. Quel decreto non aveva i numeri per poter essere convertito in legge. E invece con la strage cambia tutto e si apre il carcere duro per i mafiosi».

Qual è la sua idea allora?
«Brusca e altri ci dicono che la fissazione di Riina era ottenere la revisione del maxiprocesso che aveva condannato all’ergastolo proprio Riina. Dal carcere davanti ai giornalisti nel 1994 il boss dice: “Perchè quando esco che ho la moglie ancora giovane”. Borsellino non avrebbe mai accettato nulla del genere. Ma vorrei aggiungere una cosa».

Prego.
«Con le norme attuali oggi quel processo voluto fortissimamente da Falcone e Borsellino e pochi altri si risolverebbe in una pioggia di assoluzioni. Se si fosse arrivati alla revisione con le norme attuali Riina sarebbe stato assolto».

Cosa pensa dell’uscita di Riina su fatto che la strage di via D’Amelio non è cosa sua?
«Forse ha capito, o qualcuno gli ha suggerito, che questo è il momento di intorbidare le acque. Non ho mai avuto dubbi che la strage sia stata messa in piedi dagli uomini più fidati di Riina. Tutto si basa sul racconto di Scarantino, ma chi lo ha indotto a mettersi in mezzo? L’ho interrogato a lungo. Non gli ho dato credito nemmeno quando si accusava di omicidi. Quella strage è ideata e attuata da uomini di Riina: i Graviano e i Madonia. E serviva ad alzare il prezzo della trattativa».

Poi però Riina finisce nella rete.
«Certo è il sacrificio umano che Provenzano compie. È lui che dopo via D’Amelio si intesta la trattativa ma su altre basi. Basta con il sangue – dice al popolo di cosa nostra - e non impedisce al Ros, che ha ricevuto la soffiata giusta da persone legate a lui, l’arresto del suo compare Riina».
È anche strano che Di Maggio, quello che ha fisicamente indicato Riina al Ros dica che Provenzano è morto e quindi è inutile cercarlo.
«Mi limito a rivelare che il RoS di Mori e Subranni dall’arresto di Riina in poi non fa più un’operazione degna di questo nome».

Il nuovo patto si consolida con l’arresto di Riina?
«È un passaggio fondamentale ma non è l’unico. Il primo aprile 1993 c’è una riunione di tutti i capi per decidere le stragi. Provenzano ha già fatto sapere che non le vuole in Sicilia e non partecipa. La risposta di Bagarella è chiara: perché il mio paesano non se ne va in giro con un cartello al collo e ci scrive pure che lui con le stragi non c’entra”….»

Si dissocia insomma.
«Ecco, la parola dissociazione va di pari passo con la trattativa. E intanto Provenzano conquista la leadership e macina ricchezza. Poi nel 1997 c’è un altro indizio di questo accordo».

Quale?
«Il fatto che il pentito Di Maggio, gestito dal Ros, scatena una guerra contro i suoi nemici utilizzando come manovalanza mafiosi che risultano essere confidenti dello stesso Ros. E parte la polemica contro la nostra procura e i pentiti perché Di Maggio è proprio quello che ha raccontato il famoso bacio di Riina ad Andreotti. E mentre noi indaghiamo su queste vicende la Procura di Caltanissetta affida in esclusiva allo stesso Ros di Mori le indagini sui mandanti esterni delle stragi».

E anche qui c’è un filo che lega molte cose. E si arriva all’altro obiettivo della trattativa. Quale?
«La dissociazione di cui il capo della procura di Caltanissetta Giovanni Tinebra, tra i tanti, è convinto assertore».

Di cosa si tratta?
«È una vecchia idea che viene suggerita a Provenzano. I mafiosi devono fare una dichiarazione in cui si arrendono ma non sono costretti a fare i nomi dei loro complici. In compenso escono dal 41 bis ed evitano qualche ergastolo».

Chi e quando la propone?
«Ne aveva parlato Ilardo per primo nel 1994. Poi nel 2000 otto boss fanno sapere che vogliono dissociarsi e chiedono un legge ad hoc. Io sono al Dap. Mi oppongo a questa soluzione e con me ci sono Caselli e il ministro di allora Fassino».

E finisce li?
«No, perché la cosa si ripropone di nuovo nel 2001 quando scopro che questa volta sono coinvolte tutte le mafie italiane a chiedere la dissociazione e che l’ambasciatore è Salvatore Biondino legatissimo a Riina. Solo che stavolta pago la mia opposizione e il mio ufficio viene soppresso proprio da Tinebra che intanto aveva sostituito al Dap Caselli. Molto tempo dopo si scopre ed è tutt’ora oggetto di un’inchiesta della procura di Roma che il magistrato che Tinebra ha messo al mio posto al Dap collaborava proprio con il Sisde di Mori nella gestione definita anomala di alcuni detenuti e aspiranti collaboratori di giustizia».

In che modo ha pagato?
«Sono passato alla storia non come quello che ha arrestato Brusca e gli altri ma come il torturatore di Bolzaneto.... Questa macchia mi è rimasta e il Csm, guarda caso diretto da Mancino, occulta i documenti che provavano la mia estraneità ai fatti di Genova ed emette nei miei confronti un provvedimento infamante. E fa di più: quando mi lamento di tutto questo dal Csm viene comunicata all’Ansa la notizia che mi sarei candidato nelle liste di AN. Una falsità.

Quando inizia a capire di stare pagando quel no alla trattativa?
«Quando vengo a sapere che i servizi, con Pio Pompa legato alla Telecom, aprono un fascicolo su di me. Era parte di un operazione che coinvolgeva anche politici e altri colleghi. Ho chiesto di essere tutelato dal Csm. Ma sono stato lasciato solo».

Lei dice di essere una vittima di questo patto che Provenzano avrebbe sottoscritto con uomini dello stato in cambio di una nuova pace e molto silenzio. Secondo lei si riusciranno a trovare delle prove?
«Non credo che Provenzano abbia lasciato prove. Credo che ci siano responsabilità morali in questa storia e una serie di vicende ancora da chiarire. Ma una cosa la so: con la mafia non si tratta perché nel migliore dei casi, come il messaggio di Riina dimostra, ci si pone sotto ricatto». >> xxx

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sabato 25 luglio 2009

Beppe Lumia candidato alla segreteria del Pd siciliano, si contano già i malori


Sab. 25.07.2009 - Dal sito di Benny Calasanzio Borsellino (23.07.2009).

" Secondo Marco Travaglio la cosa più divertente accaduta negli ultimi 10 anni è stata l’autocandidatura di Beppe Grillo alla segreteria del Partito Democratico. Forse si riferiva alle facce pallide e terrorizzate di Fassino & Co immersi tra commi e commetti per far fuori il pericolosissimo comico. Il Pd arroccato tra fogli e carte bollate per estromettere un comico; nemmeno Pio La Torre, uno che «ci vedeva lungo», si sarebbe potuto aspettare tanto dai suoi discepoli. Se Marco ha ragione, la seconda cosa più divertente del periodo è la candidatura del senatore Beppe Lumia alla segreteria regionale del Partito Democratico siciliano. xxx

Certo non è lui a far ridere, ma quelli che gli stanno intorno e che pare in questi giorni stiano tentando di dissuaderlo, con decine di chiamate e messaggi anche da parte dei «mini (si tratta del Pd) big»: «Aspetta, pazienta, vediamo che possiamo fare, magari un ruolo nazionale». Beppe Lumia, ricorderete, era stato già condannato a morte da Provenzano. Nino Giuffrè, ex boss di Caccamo suo braccio destro, dopo l’arresto e il pentimento confessò: «Io e Provenzano volevamo uccidere Lumia perché era un martello pneumatico contro la mafia. Ho preso tempo e ho perso del tempo perchè era opportuno valutare se Lumia, che reputo una persona onestissima, avrebbe fatto più danni da morto o da vivo. Per la situazione in cui si trova Cosa nostra non potevamo permetterci un omicidio di questa portata senza calcolare le ripercussioni. Poi mi hanno arrestato ed eccomi qua». «Mi trovavo con Provenzano e con Benedetto Spera, sapevano tutti che io odiavo l'onorevole Lumia e che prima o poi ero intenzionato ad ucciderlo. Lo sapeva anche Provenzano. Allora un giorno mentre che eravamo assieme mi prende questo discorso di Lumia, c'ha girato bello bello attorno, fino a farmelo stabilire a me di ucciderlo. Ho fatto finta di non capire, mi faceva tanto comodo. Mi ha detto: però ti raccomando, senza premura, facciamo le cose per bene, meglio se un incidente, perché così fa un pochino, un pochino di rumore». Dopo queste parole anche i vertici del Pd si resero conto che uno stimato persino da cosa nostra per la sua incisività nella lotta alla mafia non poteva più fare il parlamentare, tantomeno in Commissione Antimafia, di cui era stato per errore efficiente presidente dal 2000 al 2001 e vice dal 2006 al 2008; proprio nel 2008, quindi, a poche ore dalla chiusura delle liste per le Politiche, Lumia viene lasciato fuori dal Senato: il Pd non lo candiderà. Se non una condanna a morte per uno che ha dedicato ogni sua cosa alla politica antimafia senza pensare all’elezione successiva, ci siamo vicini. Solo dopo una sollevazione popolare, Walter Weltroni decide di reintegrarlo per evitare di precipitare ancora più in basso, non certo per sensibilità, ci mancherebbe, non ce lo saremmo mai aspettati in effetti. Ora il senatore di Termini Imerese ha rotto gli indugi e ha annunciato la volontà di candidarsi alla segreteria regionale. Una scelta che ha sorbito più o meno l’effetto di quella di Grillo alla segreteria nazionale. L’etereo Francantonio Genovese, l’ex democristiano attualmente alla guida del Pd, dopo cinque-sei svenimenti carpiati ha deciso nel frattempo di inciuciare con l’Udc alla Regione piazzando un suo uomo alla presidenza della commissione Sanità nel governo Lombardo. Genovese, che ad un mio articolo sulla presenza tra i parlamentari Pd dell’amico del mafioso Bevilaqua di Enna, Vladimiro Crisafulli, aveva risposto così: «io sono convinto che la politica debba occuparsi della politica e ritengo anche pericoloso quando questa mostri la volontà di voler uscire dai suoi ambiti per sostituirsi alla Magistratura e agli organi inquirenti al fine di accertare e punire in vece loro». No, non vi sbagliate, è lo stesso Genovese che è stato, assieme a Tonino Russo, Angelo Capodicasa e Antonello Cracolici, uno dei protagonisti del collasso del Pd in Sicilia, che ha avuto l’apice nella candidatura e nella consecutiva sepoltura di Anna Finocchiaro alla presidenza della Regione Sicilia. Farà parte Beppe Lumia, come Grillo, di un movimento politico ostile? Varrà la sua tessera? Avrà pagato i 20 euro di iscrizione? Controllate, Lumia ha la faccia di uno che i venti euro li ha tenuti in tasca, estromettetelo, prima che possa cambiare veramente il Pd. " xxx

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H1N1, la verità inizia a filtrare



Sab. 25.07.2009 - Dal sito "AgoraVox".

" Aggiornamenti dai toni allarmistici arrivano dall’Inghilterra.

I casi di contagio da H1N1 passano ormai i 100 mila. La buona notizia è che i decessi sono fermi a 29 e di queste persone almeno il 60% erano già state colpite da altre patologie che ne hanno pregiudicato la salute portandole così alla morte a causa di questo nuovo virus.

I dati dimostrano che l’allarmismo dei media e dei governi è ingiustificato, infatti la mortalità risulta inferiore di moltoa quella dell’influenza stagionale. Malgrado ciò, il governo inglese ha adottato misure straordinarie e ridicole, come il call center per verificare se si è contagiati da H1N1 ed eventualmente, a risposta positiva, tale servizio serve anche per farsi spedire il Tamiflu a casa da appositi corrieri. xxx

In questi call center lavorano specialisti che dopo "ben" 6 ore di corso e con l’aiuto di una speciale lista di quesiti da sottoporre al "paziente telefonico", sono in grado di dedurre se si è colpiti da questa influenza suina.

Peccato che i sintomi siano simili a quelli di molte altre malattie, non ultima, l’influenza stagionale. Chissà come faranno questi "specialisti" a capire se si è veramente ammalati... Un vero specialista, invece, ci svela la verità su questo virus.

Si tratta di Silvio Garattini, direttore dell’Istituto Mario Negri, che in un’intervista rilasciata all’ANSA dichiara senza mezzi termini: "se il virus A/H1N1 della nuova influenza non muterà, acquisendo dunque una maggiore virulenza rispetto allo stato attuale, la vaccinazione di massa annunciata dal governo italiano e da quelli di molti altri paesi "non è necessaria". Inoltre aggiunge: "Certamente c’è una grande pressione da parte dell’industria, che ne trarrà molte risorse economiche, solo fra alcuni mesi si potrà vedere se è veramente necessario questo quantitativo di vaccino in produzione oppure no. Ma se il virus rimane quello che è al momento, allora non ci sarà bisogno di vaccinazioni di massa".

In pratica, questo vaccino, peserà inutilmente sulla spesa pubblica e servirà a ben poco...

E’ meglio svegliarci e fare girare in rete questo articolo e l’intervista a Garattini, soprattutto su Facebook, che è in grado di raggiungere decine di migliaia di persone. Facciamo capire al governo ed alle case farmaceutiche che siamo in grado di pensare e che non siamo semplici passivi consumatori.

Più persone sanno la verità e meno si vaccineranno solo perchè lo dice la TV o qualche giornale. Ci saranno sicuramente casi per cui la vaccinazione sarà consigliata e quasi obbligatoria, ad esempio per chi deve già fare il vaccino per l’influenza stagionale perchè è in una fascia a rischio, ma per la maggior parte di noi, il vaccino risulterà scarsamente utile e molto dannoso per le casse pubbliche.

Pensateci...
E diffondete queste notizie. " xxx

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martedì 21 luglio 2009

Luigi de Magistris è stato eletto Presidente della Commissione per il controllo del bilancio del Parlamento europeo



Mar. 21.07.2009 - Dal Sito di Antonio Di Pietro.

" Luigi de Magistris e' stato eletto presidente della commissione per il controllo del bilancio del Parlamento europeo con 25 voti a favore e tre contrari. Esprimo tutta la mia soddisfazione e non posso che augurare, anche a nome del partito, buon lavoro a Luigi. La nomina di de Magistris è un segnale importante e positivo che arriva dall’Europa, oltre ad essere una conferma dell’azione politica portata avanti dall’Italia dei Valori. La lotta allo spreco e alla gestione non trasparente dei finanziamenti pubblici da parte delle amministrazioni, nazionali e locali, è sempre stata un punto irrinunciabile del nostro programma.
Antonio Di Pietro " [fine post] xxx

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lunedì 20 luglio 2009

11 settembre, intervista a Giulietto Chiesa



Lun. 20.07.2009 - Dal sito "MegaChip - Democrazia nella comunicazione", che lo ha tratto, a sua volta, da "Segnali dal Futuro". - Segnalo anche il seguente articolo "La distruzione del World Trade Center: intervista al Dr. Harrit", oltre che una sua intervista audio alla televisione danese.

" Abbiamo avuto modo di incontrare e intervistare Giulietto Chiesa, autore con Franco Fracassi del documentario Zero – Inchiesta sull’11 settembre, che mette in forte discussione le tesi della versione ufficiale di quella tragica giornata. Con lui abbiamo potuto approfondire alcuni argomenti che in questi anni hanno suscitato un forte interesse e che hanno provocato anche polemiche feroci. Ovviamente, sentiremo presto cosa ha da dire chi la pensa in maniera molto diversa.

La prima cosa che mi chiedevo è come le è venuta in mente l’idea del documentario. Da cosa è partito?

Il mio lavoro d’indagine è cominciato il 12 settembre, quindi subito, perché per me era evidente fin dall’inizio che la spiegazione che era stata data non fosse plausibile. All’inizio, pensavo che fossimo in pochi ad avere questa opinione, ma poi sono arrivate decine di migliaia di persone, tra cui degli esperti. xxx

Il primo che si espresse pubblicamente fu Andreas Von Bülow, ex ministro delle comunicazioni tedesco, un parlamentare autorevole che in un articolo sull’Herald Tribune disse che per un’operazione del genere era necessario l’impegno di più di un servizio segreto.

Io invece ho scritto un libro chiamato La guerra infinita, uscito a marzo 2002, in cui ho messo assieme queste informazioni. Insomma, ho fatto quello che dovrebbe un giornalista degno di questo nome, cioè trovare una spiegazione a fatti inspiegabili. Quando i fatti sono palesemente inspiegabili, bisogna trovare una spiegazione razionale. Se il racconto che viene offerto non sta in piedi, è evidente che qualcuno mente. Questa è la metodologia utilizzata. In seguito, ho fatto tesoro della ricchezza di informazioni che sono iniziate a uscire sui media alternativi, perché l’altra cosa che mi ha colpito subito è che c’era una congiura del silenzio. Di fronte all’evidenza, come dimostrato in seguito, dell’infondatezza della versione ufficiale, si sarebbe potuto immaginare che ci sarebbe stata una grande quantità di inchieste e di indagini, mentre invece il mainstream mondiale ha tirato giù la saracinesca e ha smesso di occuparsene, nonostante fosse evidente (e lo è ancora oggi) che la versione ufficiale ha come minimo dei giganteschi problemi di incongruenza.

Domanda: come mai l’intero mainstream mondiale a metà del 2002 aveva già smesso di occuparsi di questo problema e non lo ha mai riaperto, in nessun caso, se non di fronte alla costrizione provocata da alcuni eventi? In alcuni casi la notizia è talmente forte che non la si può tacere e quindi esce, ma poi viene immediatamente richiusa, perché il mainstream lavora al servizio di chi ha fatto l’11 settembre.

Per il mainstream, la corrente funziona al servizio delle stesse persone, non da ieri, ma da 25-30 anni, questa è il contesto debordiano in cui noi viviamo. Io, prima di conoscere Debord, l’avevo definita la grande fabbrica dei soldi della menzogna, rappresentata dal mainstream mondiale, altro che villaggio globale…



In questo senso, è stato difficile vendere il documentario?

E’ stato impossibile vendere il documentario per le stesse ragioni espresse sopra. Comunque, io ho lavorato per molto tempo, poi sono arrivato a una conclusione. Siccome avevo fondato un’associazione che si chiama Megachip – Democrazia nella comunicazione, con svariate decine di amici abbiamo lavorato a un’analisi di certi aspetti e sono arrivato alla conclusione che raccontare l’11 settembre a parole sarebbe stato impossibile, perché le parole non possono competere con gli occhi. L’ispiratore di questo cambio di marcia operativo è stato Sartori, che ha scritto un libro bellissimo intorno al 2002-2003, Homo videns, che io da allora reclamizzo sempre. Il libro parlava giustamente di una mutazione antropologica, in cui l’homo videns ha un’altra natura rispetto all’homo legens, che è razionale, come quello che ascolta la radio. Invece, l’homo videns non è più razionale, non può esserlo per ragioni neurofisiologiche, e chi ha capito questo cambiamento ha capito la politica nuova e ha costruito la politica nuova del mondo. Chi ha dato vita all’11 settembre conosce perfettamente l’homo videns e ha organizzato tutto perché fosse visto.

Quindi, ho cominciato a pensare che avrei potuto scrivere quanti libri volevo e raccogliere tutte le informazioni possibili, ma non avrei cavato un ragno dal buco se non fossi riuscito a farlo vedere. Per questo abbiamo deciso di realizzare un film. Come farlo, visto e considerando che non ci sarebbero stati finanziatori? L’unica possibilità era raccogliere i soldi tra gente che condivideva il senso di questa ricerca. Quindi lo abbiamo fatto, arrivando a circa 450.000 euro, io ne ho messi di mio 30-40.000 euro in qualità di europarlamentare, e complessivamente circa 400 persone ci hanno dato dei soldi. Quasi tutti quelli che ci hanno lavorato lo hanno fatto gratis.



A livello tecnico si tratta di un documentario notevole, a differenza di altri prodotti italiani c’è una regia forte e un bella fotografia…

C’è una bella fotografia e un ottimo montaggio, che secondo me in alcuni punti è stato decisivo. Ma quasi tutti hanno lavorato gratis. A cosa ci è servita quella piccola somma? A parte le spese tecniche inevitabili, come i viaggi quando siamo andati a Chicago, la cosa essenziale era l’acquisto di immagini, dove abbiamo investito la maggior parte delle risorse. Siamo andati alla ricerca di tutte le immagini che ci sembravano funzionali al ragionamento e abbiamo acquistato i diritti. Era l’unica condizione per poter uscire nei cinema e poi vendere il prodotto alle grandi catene.



In questo senso, voi avete anche fatto dei cambiamenti nelle varie versioni…

E’ evidente, perché alcune cose sono apparse più forti, altre più deboli. Altri argomenti non erano affrontabili soltanto citandoli, perché se li affronti devi approfondirli e spiegarli. Noi prima abbiamo fatto un piccolo esperimento per trovare la metodologia da adottare con un documentario che si chiamava Sette domande sull’11 settembre, tutto composto di materiali commentati da noi, ma presi dai media. Lì c’era anche l’United 93. Io l’ho usato nella fase precedente al film per sapere quanta gente conoscesse l’esistenza di questo problema, non tanto per mostrare la mia versione dei fatti. Abbiamo svolto una verifica attraverso una procedura sperimentale, dopo aver fatto tutto questo percorso e conoscendo le difficoltà del problema, le reticenze e le preoccupazioni, come per esempio il fatto che tutta la sinistra, parlamentare e non, su questo problema abbia taciuto completamente, una cosa singolare. Ho capito che c’erano degli ostacoli politico-psicologici molto forti e quindi cosa ho fatto?

Ho realizzato questo documentario con i miei collaboratori mettendo insieme le informazioni che ritenevamo più interessanti, con sette domande, e le abbiamo mostrate in 6-7 riunioni, con una ventina di persone per volta, un centinaio in tutto. Erano tutti miei amici, gente che si fidava di me, non tirata dentro per i capelli, c’erano scrittori, uomini di cultura, intellettuali, qualche politico e soprattutto giornalisti. Facevamo vedere le sette domande, c’era anche materiale apparso su Internet e quindi non era tutto condivisibile. Noi prendevamo e chiedevamo se conoscevano queste cose. La curiosità più straordinaria è che quasi nessuno aveva visto questo materiale, eppure era disponibile da un anno o due. Ho capito che c’era un blocco enorme e da lì è nato il film. Ci siamo detti di farlo noi, ma che dovesse essere per un pubblico esterno, normale e che non sapesse nulla, un pubblico che vede i telegiornali e che va al cinema.

Se vuoi fare un film, non può essere di sei ore. La nostra idea era di fare un film per il pubblico che guarda la televisione e che va al cinema. Internet è una cosa speciale, ma è una nicchia che non raggiunge il grande pubblico. Quindi, se vuoi fare un film che sia fruibile e commerciale, devi tenerti su tempi accettabili. Ci hanno detto di non andate oltre i 100 minuti, noi comunque siamo arrivati a 108 minuti. Quindi, devi fare una scelta su un materiale gigantesco che va sfrondato, depurato e ripulito.

Per restare nei tempi, abbiamo fatto delle scelte drastiche. Se avessimo dovuto mostrare il volo caduto in Pennsylvania avremmo dovuto rinunciare a una cosa che nel film è fondamentale e che abbiamo solo noi, ossia l’analisi dei 19 terroristi. Non c’è in nessun altro film, neanche in Loose Change. Noi siamo andati a pescare chi erano, da dove sono venuti e come sono stati seguiti. Penso che sia una delle cose più originali e fruttuose per il futuro, quindi abbiamo deciso di tagliare quel pezzo sull’United 93.



Uno dei grandi problemi di fare questo lavoro di informazione è il fatto che per acquistare questi materiali bisogna avere dei capitali non indifferenti. Il ragazzino che volesse fare una cosa del genere non lo potrebbe fare, altrimenti rischierebbe una causa legale…

Gli avvocati ci hanno detto che se volevamo fare un film, bisognava avere i documenti di proprietà. Mi piange il cuore di aver dovuto togliere, rispetto alla versione presentata al Festival, due o tre passaggi che sono assolutamente decisivi per documentare quello che diciamo e che non abbiamo potuto acquistare, ma le catene televisive americane a cui ci siamo rivolti per avere i materiali ci hanno negato la vendita. Quindi, abbiamo dovuto toglierle, non c’era via di mezzo. Così come abbiamo dovuto fare con un pezzo molto bello, Black Dawn, ‘l’Alba nera’, in cui ho potuto vedere direttamente la manipolazione dell’immagine di Bin Laden da parte di uffici che lavorano per questo. Era un Power Point che venne presentato all’Ufficio di sicurezza e difesa europeo realizzato dal CSIS, Center for International Strategic Studies di Washington, in cui ci veniva mostrato l’attacco nucleare contro la sede Nato di Bruxelles con il servizio di un telegiornale, tutto fatto a livello professionale. Era fantastico, perché a un certo punto compariva Osama Bin Laden e anche se l’immagine era chiaramente presa altrove, era manipolata in maniera fantastica. Bin Laden annunciava, con un’ottima voce, di essere stato lui l’autore dell’attacco nucleare alla sede Nato di Bruxelles, che ovviamente non è mai esistito. Allora io l’ho preso e l’ho messo nel film, nell’ambito del ragionamento “chi è che manovra Bin Laden? Chi è questo Bin Laden? Da dove viene, dove si trova e perché non l’hanno mai beccato?”. Quando abbiamo messo questo estratto, che c’era nella versione presentata a Roma, arrivato il momento dell’uscita uno dei nostri avvocati ci ha chiesto se avessimo l’autorizzazione degli autori, visto che era un film realizzato da un istituto professionale. Io stesso ho chiamato a più riprese e la cosa divertente era che non ci hanno neanche detto di no, ma ci rimandavano da una parte all’altra. Magari ci dicevano di andare dal produttore, che invece ci diceva di rivolgerci a uno degli autori. Poi abbiamo chiamato tutti e alla fine disperati abbiamo chiesto che almeno ci dicessero di no, mandandoci una mail in cui si vietava l’utilizzo, ma non hanno fatto neanche questo. Tuttavia, di fronte al rischio di vederci bruciata la pellicola, l’abbiamo tolto.



Per dirla in maniera semplice, il documentario non crede alla versione ufficiale, non crede che le Torri gemelle siano cadute per il duplice effetto della collisione degli aerei e del calore, non crede che al Pentagono si sia abbattuto quell’aereo. Prendendo per buone queste tesi, non risulta difficile rendere credibile le tesi alternative? Per esempio, nel caso delle Torri gemelle, se è stato l’esplosivo a far crollare le Torri, perché ci sarebbe stato bisogno di far dirottare degli aerei, di farli schiantare delle Torri e non semplicemente far esplodere queste strutture?

Perché ci volevano dei terroristi…



Ma si poteva dire che c’erano dei terroristi che hanno messo delle bombe, sarebbe stato più semplice…

E’ un’obiezione che ho sentito molte volte. La fantasia di coloro che organizzano questi attentati è molto superiore a quella degli scrittori più creativi. Io non competo con loro, so soltanto che sono degli specialisti di alto livello. Hanno scelto quella perché evidentemente era la soluzione più spettacolare…



Ma non era una complicazione rischiosa?

Ma secondo me far crollare le Torri senza farle vedere in diretta a milioni di persone non avrebbe funzionato altrettanto bene.



Comunque si trattava di un luogo che era già stato coinvolto in un attentato terroristico con dell’esplosivo, anche se di natura molto diversa…

Non sarebbero state viste perché non ci sarebbero state le telecamere, bisognava creare il contesto. Bisognava che ci fossero le telecamere di tutto il mondo.



Anche solo vedendo le macerie e con migliaia di morti sarebbe stato un bell’effetto…

Le migliaia di morti sono un’inezia per questi signori, che hanno già fatto operazioni del genere…



Ma per gli americani comunque non è certo una cosa già vista…

L’incidente del golfo del Tonchino ha provocato 52.000 americani uccisi, in una guerra che è stata totalmente inventata in modo incontrovertibile, quindi questi signori hanno inventato una guerra, provocando 52.000 soldati e ufficiali americani uccisi e due milioni di vietnamiti morti. Insomma, si può fare molto di più di 3.000 morti, queste sono inezie. Comunque, la risposta a questa domanda dovete porla a quelli che hanno organizzato tutto quando li scoprirete, non fatela a me. Noi siamo di fronte a un evento, che cosa avrebbero potuto immaginare, pensare o fare loro non lo so. Questo evento ci è stato raccontato con una serie di palle clamorose, questo evento è falso. Noi stiamo lavorando perché ci sia una nuova indagine, fatta da una nuova amministrazione politica americana che ci dica la verità, ma dubito che questo avverrà.



Visto il modo in cui è stato utilizzato questo evento, ossia per colpire Afghanistan e Iraq, perché in un’eventuale cospirazione non sono stati inseriti afgani o iracheni tra i dirottatori, ma erano quasi tutti sauditi?

Perché i servizi segreti sauditi erano migliori di quelli iracheni, visto che a questa operazione hanno partecipato i servizi pachistani, sauditi e probabilmente il Mossad per alcuni aspetti, forse anche rilevanti. Hanno preso quello che avevano. I servizi segreti preparano queste operazioni con largo anticipo.



Non credo sarebbe stato difficile inventarsi dei passaporti falsi iracheni o afgani, visto che voi mettete anche in discussione l’identità dei dirottatori…

C’era una discussione in corso negli Stati Uniti in quel momento e non tutti quelli che partecipano a queste operazioni fanno parte degli stessi livelli di direzione politica. Comunque, non commettiamo un’ingenuità. Un’operazione del genere non la fa la CIA, sono dei corpi separati che agiscono all’interno dei servizi segreti. E se qualcuno vuole contestare questa cosa, si rivolga a Seymour Hersh che l’ha documentata a più riprese. Questo è cosa nota. La perfezione in questi casi non esiste, un’operazione del genere la si conduce con le forze che si possono mettere in campo e basandosi sul fatto che dentro l’establishment americano ci sono diverse opzioni. Alcuni di questi lo hanno anche rivelato. Ci fu uno scambio di battute nel corso di una trasmissione di Ballarò, tra me e il professore americano Michael Ledeen, in collegamento dagli USA mentre io ero in studio. E la curiosità dell’episodio fu che, mentre era in corso la guerra contro l’Iraq, cominciata da poco, lui disse, in piena trasmissione, qualcosa del genere: “Io l’avevo sempre detto, fin dall’inizio che bisognava attaccare subito

l’Iran, non l’Iraq”. Non giuro sulla citazione alla lettera, ma giuro sul significato precisissimo di ciò che disse.



E’ indubbio che questo evento sia stato sfruttato per esigenze ben definite, ma un conto è dire che è successo un incidente ed è stato sfruttato, un conto è crearselo da soli…

Ovviamente, ma non è nelle mie competenze dire perché hanno fatto così. Certo che ho la mia versione dei fatti, ma quello che posso dire sicuramente è che quello che ci hanno raccontato non è vero, questo lo sosterrei di fronte a qualunque tribunale, in qualsiasi circostanza e senza esitazione. Non ho esitato a mettere a repentaglio trent’anni di lavoro giornalistico per dire queste cose, se le posso dire e se mi offrono l’occasione per farlo, altrimenti me la offro da solo. Io sono certo di quello che dico. Poi se qualcuno mi chiede di interpretare il loro comportamento, io dico che è molto variegato, tante cose sono veramente difficili da spiegare perché siamo di fronte a gente sul filo della pazzia, considerando che chi fa queste cose non è gente normale. Chi a tavolino costruisce una guerra è molto intelligente e sa sfruttare i media, ma non è normale. E’ gente che ha di fronte a sé problemi di carattere politico e religioso sconvolgenti, quindi mettersi a fare un ragionamento razionale su qual è l’ipotesi migliore secondo me significa un po’ sottovalutarli. Di fronte a un evento di questo genere, bisogna sapere che chi l’ha ideato è un criminale di raffinata intelligenza, nel caso specifico gente che, tra le altre cose, ha una forte connotazione religiosa. Quindi, io mi trovo di fronte a un signore che dovrebbe stare in una clinica psichiatrica. Pretendere di interpretare razionalmente i suoi comportamenti è impossibile…



Nel caso del Pentagono, se non è stato colpito da quell’aereo, che fine ha fatto le persone e l’aereo stesso?

Nel film abbiamo sentito i pareri di un certo numero di esperti che conoscono meglio di me sia il funzionamento di quegli aerei specifici, sia la dinamica degli eventi. Noi sappiamo che quell’aereo è sparito dall’osservazione dei radar per 36 minuti. Non lo dico io, quell’aereo a un certo punto è sparito dall’osservazione…



Su questo però c’è chi dice che in realtà loro non riuscivano a rintracciare qual era l’aereo esatto perché era stato spento il trasponder…

Questo molto tempo prima, l’aereo ha spento il trasponder, ha cambiato rotta, è stato seguito per un po’ e, a un certo punto, per 36 minuti le tracce radar sono scomparse…



Ma poi a posteriori non si è riusciti a definire la sua rotta?

No, mai stata trovata la rotta. Noi lo sappiamo con certezza perché sta scritto nel 9/11 Commission Report, questa è la verità ufficiale e sta scritta lì, si dice che quell’aereo è stato perduto dai radar per 36 minuti. Dove è andato a finire? Io non lo so, ma per far sparire dai radar un aereo che vola ci sono solo due possibilità. Una è che cada da qualche parte, l’altra è che voli talmente basso da non essere più rintracciabile, cioè a pochi centimetri da terra.



Questo comunque presuppone che i passeggeri sono stati uccisi in un altro modo o facciano parte di un’eventuale cospirazione, perché non ci sono più…

Queste persone possono essere state uccise altrove o l’aereo potrebbe essere caduto da un’altra parte. Noi non sappiamo nulla di questo. Possiamo fare delle ipotesi…



Ma ci sono anche delle telefonate di queste persone…

No, assolutamente, questo lo smentisco categoricamente. Lo posso dire perché abbiamo fatto uno studio apposito con Yukihisa Fujita, deputato giapponese, che ha scritto una lettera a Hamilton e Kean, i due presidenti della Commissione, chiedendo se loro conoscevano l’esistenza di un documento dell’FBI, finora mai smentito, in base al quale si dichiara che nessuna telefonata in uscita sia stata registrata dai quattro aerei.



Quindi quelle trascrizioni sono tutte false?

Esatto. E’ quello che scrive l’FBI. Abbiamo chiesto a Hamilton e Kean se erano a conoscenza di questo documento, ma non ci hanno mai risposto. Ma comunque esiste, l’abbiamo registrato e lo metteremo nel nostro secondo film…



Quindi ci sarà un secondo film?

Ci sarà perché lo stiamo preparando, da allora sono venute fuori molte cose che saranno nel secondo capitolo. Voglio sottolineare che le telefonate sono tutte false, anche quelle della moglie del diplomatico che avrebbe telefonato due volte. Non risulta, perché il telefonino ha cercato di collegarsi, ma non ce l’ha fatta. Loro hanno trovato la telefonata e la sua durata era di zero secondi, il che vuol dire che c’è stato il tentativo, non ha agganciato la rete ed è finita lì. La domanda è: chi ha autorizzato queste telefonate?



In questa seconda parte della nostra intervista con Giulietto Chiesa approfondiamo le tesi legate all’aereo caduto sul Pentagono.



Comunque, ci sono 55 testimoni oculari che sostengono che sia caduto un aereo sul Pentagono…

Anch’io attualmente penso che sia caduto un aereo sul Pentagono, ma non quello che ci hanno detto.



Un aereo militare come qualcuno ha suggerito?

C’è un bellissimo documentario che è disponibile su YouTube, che io ho registrato e che useremo. E’ stato fatto da un gruppo di giovani americani, una cosa che avrei voluto fare anch’io, ma che non mi è stata possibile vivendo qui. Loro hanno studiato la rotta per arrivare sul Pentagono e sono andati a chiedere a tutti gli abitanti della zona, casa per casa, cosa avessero visto quella mattina. Dalle loro testimonianze emerge che un aereo bimotore di grandi dimensioni è passato bassissimo, ma che non aveva la carlinga argentata. I racconti sono più o meno tutti coincidenti sul fatto che fosse un aereo bimotore, poteva essere un Boeing 737 o 757, ma anche questo non è sicuro. Era bianco, aveva una riga sola sulla fiancata. Nessuno riferisce di scritte, ma tutti riconoscono che è un aereo bimotore bianco, mentre qualcuno dice che sulla fiancata aveva una riga marrone, qualcuno azzurra, ma sono errori facilmente comprensibili. Quindi, è probabile che fosse un aereo, ma non quell’aereo. Poteva essere un aereo pilotabile dall’esterno in automatico o un altro, ma non era certo quell’aereo. Quindi, i passeggeri non erano lì, ma da un’altra parte.



Nel documentario c’è Dario Fo che parla di un foro di cinque metri, come se si volesse puntare ancora sull’ipotesi missile. Mi sembra che questa tesi sia basata sostanzialmente su alcune foto con dei getti d’acqua che non permettono di vedere bene lo squarcio che è stato provocato dall’impatto di ‘qualsiasi cosa’ abbia colpito il Pentagono…

Conosco a menadito questo genere di obiezioni, ma c’è un piccolo dettaglio. Quando dicono che il buco è di 37 metri, dimenticano di affermare che un buco dovrebbe essere un buco. Eppure, in quei 37 metri che loro dicono di vedere, ci sono le colonne. La feritoia può essere anche più larga di 5 metri, ma nella fotografia che loro mostrano ci sono le colonnine ancora in piedi, mentre se fosse entrato un oggetto di quelle dimensioni non avrebbero potuto rimanere al loro posto. Io dico semplicemente che forse il buco non era di cinque metri, ma che magari è stato provocato da un missile che si trovava nascosto nella punta dell’aereo e che era stato preparato per tempo. Quindi l’aereo c’era, perché se vuoi fare una cosa la devi fare in modo intelligente, ma era senza passeggeri e aveva al suo interno, magari nella fusoliera, un missile che nello spazio di poche frazioni di millesimo di secondo ha sparato apposta. In effetti, l’unica spiegazione del buco esterno rotondo che c’è nel terzo cortile è che ci fosse anche un missile, attaccato o parallelo all’aereo non ha importanza. Non c’è una spiegazione logica per quel buco con nessuna delle versioni che vengono fornite. Visto che sono state trovate delle ruote di un aereo e presumo che questo sia vero, possono essere sia ruote di un Boeing 757 o di un 737, quindi è possibile che abbiano utilizzato un Boeing 737 predisposto preventivamente.



Anche in questo caso perché far finta che c’era un altro aereo con dei passeggeri, mentre si poteva semplicemente scagliare un aereo e dire che era stato pilotato da un terrorista?

Non sarebbe arrivato, perché un aereo delle dimensioni di un 757 a quella velocità all’altezza di 7 metri dal suolo non può farcela. Ci sono tutte le testimonianze tecniche, alcune anche di piloti, che poi magari hanno ritrattato, ma come si dice voce dal sen fuggita, richiamar non vale. Tutte dicono che la traiettoria ufficiale descritta per questo aereo non è praticabile. Non si vola a 750 chilometri all’ora a 7 metri dal suolo, non lo puoi fare con un aereo normale, figuriamoci con un aereo passeggeri. Devi avere un aereo speciale, che è stato opportunamente procurato per questa operazione.



Ma anche qui non sarebbe stato più semplice creare questo aereo speciale, lanciarlo contro il Pentagono…

Ma ci volevano i terroristi…



Si poteva dire che lo avesse pilotato un terrorista e che dietro ci fosse Al Qaeda…

Un conto è dire che hai dirottato un aereo con dei passeggeri, un altro è assegnare ad Al Qaeda la possibilità di dotarsi di un aereo speciale dotato di missili e allora non sta in piedi la teoria dei terroristi dotati di temperini. Bisognava mostrare i 19 terroristi. Tutta una serie di obiezioni che mi vengono fatte mostrano di non capire la visione d’insieme del problema. Il problema nell’insieme doveva essere l’inizio della guerra contro il mondo islamico e senza i terroristi non puoi farlo, ma allo stesso tempo non puoi dire che sono talmente raffinati da avere delle tecnologie così potenti.



Si può dire che un terrorista si è impadronito di un aereo di questo tipo…

E’ più difficile spiegare quella che qualunque altra. Mi sembra un po’ difficile da immaginare…



E’ anche difficile spiegare come sia scomparso un aereo con dei passeggeri…

Non è nulla di eccezionale, è semplicemente il piano Norton. E’ stato descritto in tutti i dettagli, non è una novità. Il piano Norton è esattamente quello che abbiamo visto applicato l’11 settembre, ci sono i documenti filmati. E’ un piano che McNamara ha avuto sul suo tavolo, per poi destituire i comandanti delle forze armate americane che lo avevano proposto. Prevedeva l’uso di un aereo finto che avesse il compito di accompagnare un aereo vero, riempito preventivamente di studenti americani e che doveva essere abbattuto sui cielo di Cuba, per accusare poi i cubani…



Questo in teoria potrebbe anche aver ispirato Bin Laden …

Ma per fare questa operazione Bin Laden avrebbe dovuto agire sul territorio degli Stati Uniti con un’intera squadra di terroristi, con informazioni dettagliate, dotati di aerei, in grado di farli partire da un aeroporto, di farli cadere, atterrare in un altro aeroporto e di far sparire un intero equipaggio. Queste sono cose che può fare solo un servizio segreto che ha la sua base negli Stati Uniti, tutte le altre interpretazioni non stanno in piedi. Il piano Norton ci dice che nell’aviazione degli Stati Uniti era stato deciso un progetto che doveva portare ad abbattere sul cielo di Cuba un aereo pieno di studenti americani. Nei minimi dettagli, il piano Norton descrive come avrebbero fatto per far sparire questo aereo sostituendolo con uno identico, che sarebbe esploso senza gli studenti, i quali sarebbero scesi in un altro aeroporto. Attraverso una modifica dei sistemi di identità l’intera operazione sarebbe stata completamente dimenticata nel clamore mondiale dell’accusa a Cuba di aver abbattuto un aereo americano pieno di studenti. Tutto questo è scritto, pubblicato su Internet a più riprese, ci sono foto e documenti. Se uno mi dice che è incredibile quello che è avvenuto, rispondo che era talmente incredibile da essere stato organizzato.



Beh, magari è una cosa che è stata proposta, poi riuscire veramente a farla…

E’ arrivata sul tavolo del segretario alla sicurezza nazionale, Robert McNamara. I responsabili poi sono stati cacciati, anche se uno di loro successivamente è stato promosso. Ha guidato il comando della Nato in Europa, quindi lo hanno punito fino a un certo punto.



In merito alla manovra di inversione dell’aereo per dirigersi verso il Pentagono, si fa vedere questa manovra in maniera molto rapida. Ma in realtà la manovra non era più lenta, intorno ai due minuti e mezzo, e poi non è stata tentata con successo da vari simulatori?

Che sia stata tentata da vari simulatori non ne ho notizia, a me non risulta che sia stata tentata da nessuno. Francamente ritengo che questa notizia sia destituita di ogni fondamento. Chi l’avrebbe fatto? Quando? L’aviazione militare americana?



Ma è vero comunque che la manovra sarebbe durata due minuti e mezzo? Perché nel documentario risulta magari un po’ fuorviante mostrarla in maniera rapidissima…

Noi abbiamo semplicemente riferito quello che dice la 9/11 Commission Report. Loro hanno fatto il calcolo e ci hanno fornito i dati, dicendoci che questo aereo è arrivato a Washington all’altezza di 2.000 metri con una velocità di 750 chilometri orari e che è sceso da 2.000 metri a terra nello spazio di 37-38 secondi.



Io mi riferisco alla manovra di inversione…

Noi abbiamo le testimonianze di quelli che parlano nel film e quelle scritte dei Controllori di volo, che dicono tutti, mi sembra fossero tre, di aver pensato che fosse un aereo militare quando lo hanno visto su un radar, perché quella manovra velocissima non poteva essere compiuta da un aereo civile, che non è attrezzato. Quindi noi abbiamo delle testimonianze, abbiamo il dato ufficiale relativo all’inversione di rotta, abbiamo la singolare circostanza che un aereo di quel tipo che doveva colpire il Pentagono arriva su Washington a 2000 metri d’altezza…



Più che testimonianze, nel film si vedono persone che riferiscono di testimonianze. Queste persone non le avete intervistate e mostrate…

Ci sono tre esperti che parlano di questo.



Mi riferivo alle persone che parlano di un aereo militare…

No, quello l’abbiamo preso dai documenti scritti, poi ci sono le interviste che abbiamo fatto con gli esperti, uno dei quali è un addetto ai servizi di controllo, un altro è un militare di lunga data…



E c’è anche Barbara Honegger…

Lei dà un’altra versione che noi abbiamo riferito, sostenendo che dentro il Pentagono ci fosse stata un’esplosione anche prima dell’arrivo dell’aereo…



In questo senso, possiamo chiarire il suo ruolo? E’ veramente l’ufficio stampa del Pentagono? Alcuni sostengono che abbia lavorato solo con l’amministrazione Reagan. Ovviamente, se lo dice l’ufficio stampa del Pentagono ha un valore perché conosce bene la situazione; se lo dice una persona che ha lavorato nell’amministrazione Reagan magari è competente, ma è un altro conto…

Ho intervistato personalmente la signora Honegger, quando è arrivata mi ha fatto vedere il pass che aveva attaccato alla giacca del Pentagono. In effetti, all’epoca lei lavorava al servizio stampa del Pentagono e le ho chiesto se temeva per la sua sorte, ma lei mi ha risposto che finché poteva farlo lo avrebbe fatto. Lei ha lavorato con Reagan e poi ha lavorato come addetta ai lavori di informazione. Lei sostiene che le testimonianze che ha raccolto riferissero di un’esplosione che ha preceduto l’arrivo dell’aereo. Noi non avevamo nessuna prova, salvo la sua testimonianza, ma essendo quella di una persona che stava all’interno l’abbiamo data. Qualcuno si è lamentato di una contraddizione tra quello che dice la signora Honegger e altre cose che sono mostrate in altre parti del film. Certo che c’è una contraddizione tra tutte le versioni, ce ne sono due o tre, tutte diverse dalla versione ufficiale e tutte comunque che smentiscono in una forma o l’altra la versione ufficiale…



Si dice che quello del Pentagono dovrebbe essere uno spazio ultraprotetto…

Lo è…



Ma nei pressi del Pentagono non c’è un aeroporto?

Sì, l’aeroporto Reagan, che si trova a circa un chilometro e mezzo.



Quindi in realtà non sarebbe un po’ difficile proteggere un luogo in cui quotidianamente passano degli aerei, che magari in un attimo possono uscire fuori dalla loro rotta? Se un aereo arriva, al di là del fatto che il Pentagono sia stata colpito dall’aereo ‘ufficiale’, da un altro aereo o da un missile, che protezione ci può essere?

E’ un’osservazione pertinente a cui ho pensato anch’io, siccome ho lavorato a Washington e conosco bene l’aeroporto. Andavo a cena a Georgetown, dove passavano gli aerei sul fiume Potomac e si vedevano benissimo. Peraltro, mi ero posto la questione anche prima dell’11 settembre. Come scendevano, almeno a quell’epoca, gli aerei sull’aeroporto Reagan? Per arrivare sulla pista bisogna seguire le anse del fiume Potomac, c’è un corridoio e tutti gli aerei fanno la stessa traiettoria, tanto che quando si andava la sera a cena li si vedeva passare. E’ un corridoio che gli aerei devono seguire in maniera rigorosa. Lei dice che uscire da questo corridoio in pochi secondi è facilissimo e c’è tutto, anche la Casa Bianca è a pochi chilometri, e quindi non ci sarebbe il tempo di reagire. Per questo loro hanno messo in piedi un sistema automatico di abbattimento degli aerei che dovessero eseguire questa operazione. C’è chi ci contesta anche questo, perché dice che non abbiamo mostrato le rampe di lancio, ma le abbiamo disegnate.



Forse l’obiezione era sulle prove che si forniscono, a parte far vedere questo cartone…

Anche in questo caso abbiamo tre testimoni, che ci dicono che questo sistema esiste ed è automatico. La signora Barbara Honegger, che non è l’ultima arrivata perché è una dipendente del Pentagono, ci dice che questo sistema c’è ed è automatico. Gore Vidal, che è figlio di un ministro dell’aviazione e che un po’ di cose le conosce anche lui, sostiene che ci sono dei sistemi di difesa automatici che non richiedono neanche un’autorizzazione. Il terzo è l’assistente di una deputata, che ci illustra dettagliatamente i tre ordini di difesa esistenti. Certo, è molto difficile, siccome gli aerei passano molto vicini alla zona è immaginabile che possano uscire dalla loro rotta. Ma nel caso specifico questo aereo non è passato dal Potomac, ma a 2.000 metri di altezza, fuori da qualunque territorio, ed è entrato nei tre anelli che circondano la protezione di Washington nel suo complesso, senza avere a disposizione il transponder militare speciale. La spiegazione qui è chiara, quell’aereo non ha seguito la rotta prevista, è arrivato sul cielo di Washington fuori da ogni criterio normale e non avendo il transponder militare. Dal punto di vista della difesa, quelli che stanno alla Torre di controllo dell’aeroporto Reagan di Washington e quelli che seguono la difesa militare dei punti vitali del Pentagono sanno esattamente quali sono gli aerei che devono arrivare, a che ora devono arrivare e la loro rotta.

Se le norme vengono rispettate, tutto è a posto. L’aereo entra nel corridoio e anche se non ha il transponder militare, finché rimane dentro il corridoio non c’è problema. L’obiezione su come avrebbero potuto fare, funzionerebbe solamente se questo ipotetico aereo fosse sceso su Washington seguendo questo corridoio, ma non lo ha fatto.



Quindi tutti gli aerei di linea devono seguire questo corridoio?

Sì, quelli che arrivano all’aeroporto di Washington devono farlo, senza eccezioni. Supponiamo che il pilota di uno di questi aerei ammattisca, esca di rotta e vada a colpire la Casa Bianca. E’ possibile, considerando come sono stretti i tempi. Quello che non è possibile è che loro non abbiano previsto una cosa del genere. Quindi nel caso ci sia l’uscita del corridoio, l’aereo viene abbattuto, su questo non ho dubbi, me l’hanno confermato tutti quelli con cui ho parlato, anche persone non presenti nel film.



Ma possibile che non ci siano dei progetti su questo sistema di difesa e delle persone che ci hanno lavorato ne parlino? Mi pare che ci sia solo questa Barbara Honegger che ne parli concretamente…

In realtà, sono tre persone che parlano in varie forme del sistema di difesa nel film. Tutti dicono che l’aereo non corrisponde ai criteri normali, perché entra nello spazio aereo che è composto da tre noccioli, uno a 50 miglia, l’altro intorno alle 20-25 miglia e l’ultimo a 7 miglia. Questa è l’ultima fase, quella di atterraggio, che può essere superata solo se l’aereo ha il sistema di rilevazione militare, altrimenti o rimane nel suo corridoio o verrà abbattuto. La domanda che io faccio a chiunque mi pone questa obiezione, è: in una situazione del genere è ragionevole per un Paese come gli Stati Uniti, con risorse tecnologiche infinite, non rendersi conto del pericolo che corre il suo Presidente e non adottare delle misure di sicurezza? Io non sono talmente cattivo verso gli Stati Uniti da stimarli così poco.



Ma nel 1994 mi sembra che un Cessna si abbatté sul prato della Casa Bianca…

Un Cessna può essere un incidente…



Forse è anche più facile da abbattere…

Ma perché gli Stati Uniti non avrebbero dovuto dotarsi di sistemi di sicurezza…



Almeno nel 1994 la Casa Bianca non li aveva…

Ma tra il 1994 e il 2001 è passato del tempo. Nel 1994 non c’erano ancora gli aerei drone, adesso sì. Ieri guardavo con mio figlio come si può guidare a distanza un aereo drone e fargli sparare quanti missili si vuole. Negli ultimi 10-15 anni sono accadute tante cose che allora non esistevano e ora invece sì.



Per concludere la parte sul Pentagono, una cosa che mi aveva impressionato è che nelle riprese filmate non si vede l’aereo che arriva sul Pentagono e ho pensato che fosse un filmato con 24 fotogrammi al secondo. In realtà, si trattava di un filmato che scattava un fotogramma ogni secondo e quindi in quello spazio è ragionevole non vedere l’aereo. Forse sarebbe stato meglio specificarlo nel documentario, perché da come viene presentato risulta impossibile, mentre con un fotogramma al secondo è possibile…

Ma noi non lo diciamo che è a 24 fotogrammi al secondo…



Infatti non lo dite e forse sarebbe stato meglio specificare, perché rischia di essere fuorviante e di sembrare una prova inequivocabile, cosa che in realtà non è…

Noi non affermiamo che sia una prova inequivocabile, diciamo soltanto che non si vede l’aereo. Poi abbiamo fatto delle analisi, che magari saranno presenti nel secondo film, svolte da un fotografo italiano che ha lavorato sul dvd contenente le immagini ufficiali della Commissione d’inchiesta. Si è fatto mandare la documentazione e ha lavorato all’analisi di questi quadri. Lui sostiene che tra le due telecamere, una che sta dietro e una più avanti, c’è la stessa ripresa. Queste immagini sono state manipolate e c’è la prova, perché mancano dei quadri. In una delle due, che è la meno felice, ci sono questi quadri, nell’altra invece non ci sono. Allora la domanda è: chi ha messo le mani anche sull’unico sistema di vigilanza filmata? Questo lo inseriremo, anche se è difficile, considerando che si tratta di un lavoro di 30-40 cartelle, secondo per secondo, un’analisi fatta da un professionista che afferma che c’è stata una manipolazione. Noi per fare una cosa del genere avremmo dovuto impiegare sei-sette minuti del documentario e non l’abbiamo fatto, perché come detto un documentario non è un saggio scientifico, ma un tentativo di fornire un’interpretazione. In ogni caso, per queste obiezioni c’è la seconda domanda: dove sono andate a finire le altre 67 telecamere?



Io avevo letto altre cifre, di cui per il Pentagono ne esistevano 13, di cui alcune nei dintorni…

Facciamo pure 13, dove sono andate a finire, perché sono tutte bloccate e a 8 anni di distanza non sono ancora uscite? Qual è il segreto militare da nascondere?



Da quello che ho letto io, perché erano semplicemente delle telecamere che stavano nei dintorni e non erano puntate direttamente sul Pentagono…

Lei pensa davvero che sulle facciate del Pentagono non ci siano delle telecamere? Qui vicino c’è una sede della Banca d’Italia, che ovviamente conta molto meno del Pentagono, le ha contate le telecamere che hanno?



Però dipende anche da dove sono rivolte, magari erano verso il basso e quindi non riprendevano l’aereo che arrivava…

Ma allora perché le hanno bloccate e non le tirano fuori? Non risulta che siano state mostrate…



Si diceva che alcune di queste sono state bloccate perché facevano parte di un processo e quindi dovevano aspettare…

Aspettiamo alcuni anni. A quanto risulta, non è ancora stato fatto alcun processo, se non quello a Moussawi…



Esattamente quello a cui mi riferivo…

A 8 anni di distanza non è stato fatto neanche un processo, una cosa singolare. La giustizia italiana fa schifo, ma quella americana no. L’unico processo che è cominciato è quello a Khaled Sheikh Mohammed. Si tratta di un Paese che pubblica i documenti con grande rapidità e ci consente di leggere dei segreti di stato, ma su questa questione non ci ha detto nulla. L’unica cosa che abbiamo saputo è che i presidenti della commissione Kean e Hamilton sono stati privati di importanti documenti che avrebbero consentito di accertare meglio la verità. Lo hanno detto loro e l’ha riferito pubblicamente anche Zelikow, che è l’organizzatore di questa storiella. La domanda è: tirate fuori questi nastri, fateci vedere che non c’è assolutamente niente e così saremo tutti contenti. Se io vedessi che in questi nastri non c’è niente, dopo un’opportuna analisi lo direi tranquillamente, ma finora li hanno tenuti nascosti. Lei dice che ci sono 13 nastri, il materiale di 13 telecamere dovrebbe essere interessante. Io escludo che qualsiasi centimetro quadrato del Pentagono non sia sorvegliato permanentemente da una telecamera. Lo escludo, perché stimo troppi i servizi segreti americani e i servizi dell’esercito per non immaginare che non ci si possa avvicinare al Pentagono senza essere rilevati.



Nella terza e ultima parte dell’intervista con Giulietto Chiesa, parliamo delle Torri gemelle, dell’identità dei dirottatori e delle loro nozioni di volo.



Ritornando invece alle Torri gemelle, mi pare che nel documentario Dario Fo citi un progettista (che peraltro non era proprio tale) che riteneva sicure al 100% le Torri in caso di scontro con un aereo, ma altri progettisti che hanno parlato del WTC pensavano che potesse essere sicuro in caso di incidente aereo solo se questo non avesse avuto molto carburante a bordo, perché altrimenti si sarebbe scatenato un incendio violentissimo. Insomma, non erano così convinti della sicurezza del WTC di fronte a un evento del genere…

Non ha rilevanza, può darsi, che ne so. Noi abbiamo la testimonianza di Frank DeMartini, che dice queste cose. Anche qui, se uno pretende da noi, che realizziamo un film, di eseguire un’analisi scientifica per risolvere tutti i problemi, non lo posso accettare. Chiunque faccia un film dice delle cose che servono per dare un’illuminazione, poi se uno vuole può approfondire. Pretendere che noi esauriamo l’argomento in un film di cento minuti non ha senso. Avevamo queste testimonianze, ragioniamo sulla base di quello che sapevamo.



Però dando solo quella testimonianza uno ha l’idea che il progettista ha detto una cosa sicura, mentre magari le cose sono un po’ più discordanti…

Dire che la costruzione è stata pensata per reggere all’impatto di uno o anche più aerei, non smentisce che in altre circostanze possano esserci altri effetti o che ci siano opinioni diverse in materia. Io penso che quando uno costruisce un grattacielo di 400 metri di altezza al centro di Manhattan abbia fatto un po’ di ragionamenti sulla tenuta. Trovo normale che i costruttori abbiano detto una cosa del genere, mentre non è normale che una Torre di questo genere colpita da un aereo al 96° piano crolli alla velocità di caduta libera, questo non è normale.



C’è chi contestava questo discorso della caduta libera e parlava di una caduta reale intorno ai 16 secondi…

No, questa è una sciocchezza, la storia dei sedici secondi è un falso. Se non erano 8 secondi sono 9,5, non fa nessuna differenza.



Si diceva che si erano fatti calcoli con le immagini televisive che non permettono di vedere gli edifici completi, mentre se si vanno a vedere i sismografi e altre rilevazioni la durata è maggiore…

No, noi l’abbiamo calcolato, così come hanno fatto decine di persone da tanti punti di vista. Tutti sono arrivati alla conclusione che sono passati tra gli 8 e i 10 secondi, non cambia niente. Qualcuno mi deve spiegare perché colpendo al 96° piano un edificio che di sotto dovrebbe essere integro, invece questo si polverizza e non c’è più traccia di travi di ferro di dimensioni notevoli che vengono polverizzate. Noi abbiamo sentito un’associazione di architetti per la verità sull’11 settembre, che comprende 719 membri di tutto il mondo e che negano questa possibilità.



Una possibilità che voi avanzavate nel documentario è l’utilizzo di termite. Ma da quello che si vede semplicemente andando su Wikipedia, la termite è una miscela incendiaria, no?

Ci sono due termiti, la termite esplosiva e la termite incendiaria, questo nel film lo diciamo. Le due sono complementari, una serve per innescare, l’altra per esplodere. Si tratta di una miscela militare, di cui abbiamo anche fornito la formula. Adesso ci sono numerose analisi uscite recentemente e che saranno presentate nel prossimo film, fatte mi sembra da un’università danese e che sono comparse su una rivista scientifica di qualità, che mostrano almeno tre frammenti dove è presente il bario della termite esplosiva. Quindi, non ci sono dubbi sul fatto che ci sia la termite e del bario che non dovrebbe essere presente in questi residui e nelle polveri di metallo che sono stati trovati. Inoltre, ci sono delle palline di metallo fuso nelle polveri che sono state raccolte vicino alle Torri, in una casa di una signora che abitava lì e che ha consegnato tutto a Steven Jones. A prescindere dal dettaglio tecnico, resta il fatto, incredibile e non documentabile in nessun modo, che ci siano tre torri che si afflosciano a terra a una velocità molto simile alla caduta libera, facendo sbriciolare in polvere un intero edificio che non è stato toccato. Insomma, c’è un aereo che sbatte contro un grattacielo e che potrebbe spezzarlo in due, ma questo non avviene. Comunque, sarebbe dovuta cadere la parte superiore, non si sarebbe frantumato tutto quello che c’era sotto, quindi non c’è spiegazione, perché l’acciaio non si frantuma. E anche se uno dice che l’acciaio sopra si è ammollato, perché l’acciaio di sotto lo ha fatto, cosa lo ha ammollato? C’erano centro metri di travi di acciaio che non sono state ammollate da niente…



Ma c’era la spinta dei piani superiori…

Ma le travi non si polverizzano, come mai le travi non ci sono più? C’è soltanto la parte finale. Come si può spiegare, visto che erano delle travi molto grosse?



Alcune sono state distrutte dall’impatto con gli aerei…

Ma gli aerei hanno colpito la parte sopra. E il resto? La costruzione stava poggiata su 36 travi di metallo con una larghezza mi sembra di 40 centimetri, qualcuno mi deve dire dove sono andati a finire. Uno può dire che si sono ammollate le travi là dove ha colpito. Non è vero neanche questo, ma supponiamo che lo sia. Mi volete dire dove sono andate a finire le travi di sotto? Per quale ragione anche queste si sono sbriciolate in polvere? Siamo tutte persone ragionevoli, se qualcuno mi dice che c’è il miracolo a Lourdes, è possibile. A parte che ci sono delle fotografie abbastanza belle che mostrano che l’intelaiatura di metallo ha resistito almeno per qualche secondo, e lo avrebbe fatto anche di più se non fosse stata frantumata. Si vede che c’è in mezzo alla polvere.



Il nucleo centrale mi pare…

Il nucleo centrale ha resistito, non è vero che i piani sono caduti per l’effetto pancake, non è vero, in realtà sono stati segati con una serie di esplosioni di cui ci sono testimonianze abbondanti. Decine di persone, tra cui quasi tutti i giornalisti che erano presenti sul posto durante l’evento, hanno riferito di aver sentito decine di esplosioni. Lo dicono i pompieri e ci sono almeno trenta diverse fonti, tra cui molti giornalisti…



Le esplosioni non avrebbero potuto essere provocate da cose come un computer che brucia e poi esplode?

Un computer non provoca un’esplosione di questo tipo…



Ammetto di non aver mai provato questa esperienza e spero di non doverlo fare…

Noi abbiamo la testimonianza di Rodriguez…



A proposito di questa persona, si discuteva del fatto che nelle sue prime testimonianze non avesse parlato esattamente di esplosioni, ma di mobili che si spostano…

Quali testimonianze?



Non mi ricordo esattamente, forse alla Commissione d’inchiesta o in un’intervista…

A me non risulta. Io gli ho parlato direttamente e lui ha testimoniato di fronte alla Commissione d’inchiesta, sostenendo di aver detto le stesse cose che ha riferito a noi e che ha ripetuto a più riprese…



Il dubbio era se questa non fosse la sua versione dei fatti iniziali…

E chi lo avrebbe spinto a cambiare la versione dei fatti?



Possono essere varie le ragioni, alcune perché ti convinci inconsciamente di certe cose o magari perché potrebbe essere conveniente…

Impossibile. Conveniente direi proprio di no, Rodriguez è andato dal Presidente degli Stati Uniti, ha preso la medaglia…



Magari è un modo per rimanere sotto i riflettori. Non vuol dire che sia un bugiardo, ma le ragioni possono essere varie…

Queste sono tutte le chiacchiere da debunker, che non valgono assolutamente niente. Questo è gossip, che non produce nulla di conoscitivo e che serve soltanto a distrarre la gente, un vecchio trucco. Trovo che non sia nulla di interessante, resta il fatto che la testimonianza di Rodriguez non sia neanche stata pubblicata nel 9/11 Commission Report. Come mai? Non c’è una riga su di lui, non esiste sul rapporto ufficiale. Vuol dire che hanno avuto un’intuizione fantastica sul fatto che Rodriguez avrebbe cambiato idea in seguito…



Uno dei momenti migliori nel documentario è a mio avviso quello in cui compare di Moni Ovadia. Ci sono un paio di scene molto efficaci a livello visivo, come il passaporto che brucia e le foto dei dirottatori che vengono gettate a terra. Anche se non è una questione fondamentale, perché avete deciso di mostrare in quel modo, ripeto molto efficace visivamente, il passaporto che brucia sulla trave? Il fatto è che a uno spettatore dà l’idea che il passaporto sia stato trovato tra le macerie delle Torri gemelle e ovviamente ci si chiede come mai sarebbe intatto. Infatti, così sarebbe una cosa folle. Tuttavia, da quello che ho letto è stato trovato scagliato lontano dall’impatto, non è rimasto all’interno delle Torri, come tanti altri oggetti che sono stati trovati dei passeggeri e del personale. Al di là del fatto che uno,se lo desidera, possa pensare comunque che sia stato messo apposta, in qualsiasi punto sia stato trovato, non rischia di essere fuorviante per lo spettatore dare l’impressione che questo passaporto sia stato trovato nelle macerie delle Torri gemelle, un’ipotesi assurda?

Intanto, è stato trovato molto vicino alle Torri gemelle, forse non proprio tra le macerie…



Perché se è dentro, è naturale che debba bruciare, se è fuori si è salvato come tante altri cose che sono state trovate, come dei documenti…

Noi non abbiamo detto niente a riguardo, facciamo un film e mettiamo assieme due elementi, uno che ci dice che le travi si sono fuse e l’altro che è stato trovato un passaporto di carta, mentre il corpo che lo portava è stato completamente vaporizzato. Io penso che questo passaporto al massimo dovesse essere addosso a chi lo portava…



Però sono stati trovati altri documenti di passeggeri…

Non so quanti documenti siano stati trovati…



Documenti, oggetti, cose che sono state scagliate fuori dalle Torri…

Di oggetti pochissimi per la verità, comunque è possibile che siano state trovate altre cose. Noi facciamo cinema, se qualcuno obietta può realizzare un bel film che ci dica che la verità ufficiale è quella giusta. In realtà, lo hanno già fatto e hanno sbagliato tutto, perché questa storia delle telefonate li metterebbe in difficoltà. Ora probabilmente avrebbero dei problemi a fare il film citando le telefonate sul telefonino, si accomodino. In ogni caso vediamo che risultati otterranno, hanno dovuto fare un po’ di fiction finora, perché non c’è nessuno che ha tirato fuori una spiegazione…



La questione dei dirottatori che risultano ancora vivi è interessante. Da quello che ne so, sono stati pubblicati degli elenchi pochi giorni dopo gli attentati, in cui l’identità dei dirottatori non era ben precisa e da lì, come letto anche su Der Spiegel, ci sarebbero stati dei casi di omonimia o quasi omonimia, di persone che sono state considerate dei dirottatori e che in realtà erano persone comuni. Un po’ come se domani ci fosse un dirottatore che si chiama Mario Rossi e un altro Mario Rossi venisse scambiato per il dirottatore quando ancora non ci sono dati precisi. Poi, invece, sarebbero usciti i nomi dei dirottatori precisi, con data di nascita e il resto e sono quelli che secondo la versione ufficiale sono i dirottatori effettivi. A voi cosa risulta in questo senso?

Tanto per cominciare, la lista con i cinque nomi non è mai stata modificata. Questi cinque nomi che noi indichiamo nel film come ancora vivi, sono ancora nella lista ufficiale…



Ma magari all’inizio sono stati scambiati per altre persone perché magari non c’erano date e luoghi di nascita…

La domanda che noi facciamo è: voi avete dato una lista, a noi risulta che cinque persone sono ancora vive, volete comunicare al mondo che come minimo queste persone sono ancora vive?



Ma magari non erano quelle. Tornando all’esempio di Mario Rossi, se dico che c’è un Mario Rossi dirottatore e non fornisco dei dati precisi, ovviamente centinaia di Mario Rossi potrebbero sostenere di essere vivi e di non essere dei dirottatori…

Ma i nomi da dove li hanno presi, dai loro passaporti, no?



Credo dalle liste di imbarco all’inizio, che probabilmente non avevano tutti i dati precisi di queste persone e da quello probabilmente è nata la confusione che ha portato all’inizio a scambiare queste persone con altre che erano totalmente innocenti e diverse. Tanto che Der Spiegel ha mostrato una foto di una persona che aveva lo stesso nome di un dirottatore ufficiale e si trattava di due persone completamente diverse…

Loro hanno dato prima una lista di nomi e poi l’hanno incrociata con delle fotografie. Le fotografie corrispondono alle persone vive, che dichiarano di essere vive. Vogliamo togliere quelle fotografie dalla lista dei responsabili? Non sono mai state tolte.



Forse perché sono le fotografie dei responsabili e non delle persone confuse…

No, è il contrario, quelle fotografie si riferiscono alle persone che sono state individuate, non ha senso. Loro danno la lista dei nomi e poi anche le fotografie, non c’è più un problema di omonimia. Se ai nomi aggiungi una fotografia, uno si riconosce nella fotografia e nega di essere quella persona…



Ma non credo che loro si siano riconosciuti dalle foto, ma dai nomi…

No, si sono riconosciuti sia dalle foto che dai nomi.



Io su Der Spiegel ho visto questa persona con un volto assolutamente diverso dal dirottatore…

Ma allora sulla base di che cose si è verificato l’equivoco, se hanno identificato tutti?



Si sarebbe verificato tra i giorni in cui avevano soltanto i nomi e quelli in cui li hanno identificato anche meglio, con le foto…

A me questa cosa non risulta proprio, mi risulta molto semplicemente che l’FBI ha fornito l’elenco dei passeggeri, poi ha aggiunto ai passeggeri l’individuazione. Hanno annunciato di averli individuati, ma quelle fotografie e quei nomi corrispondono a persone viventi, quindi la cosa più logica e anche più decente sarebbe che, dopo aver fatto le scuse (cosa che in qualche caso è avvenuta), avessero cambiato l’elenco ufficiale dei dirottatori. Potevano dire: i seguenti nomi li cancelliamo o magari mettiamo un punto interrogativo accanto al loro nome perché esiste un omonimo che dichiara di non essere lui. Come minimo, gli è stato rubato il passaporto. Questo chiarimento se qualcuno me la mostra e mi dice dove è stato fatto, io ne prenderò atto, ma non ho visto nulla di tutto questo…



Ma se ci sono ancora delle persone che vengono considerate ingiustamente dei terroristi con delle loro foto e in realtà sono delle persone comuni, perché non continuano a lamentarsi, non si fanno vedere e non vanno in televisione?

Primo perché c’è bisogno che qualcuno li vada a cercare, secondo perché c’è bisogno di un arco di tempo per fare un’operazione seria in questo senso…



Ma voi per esempio perché non siete andati a cercarli?

Lo abbiamo fatto, ma non si sono fatti trovare, pur sapendo noi dov’erano. Siamo andati sulle tracce di coloro che li avevano rintracciati e intervistati, ma nessuno di loro è mai stato più rintracciato. Non so neanche dove siano e cosa stiano facendo. Non ci siamo riusciti, avessimo avuto più soldi saremmo andati e continuato l’indagine. Non è escluso che adesso tenteremo di rifarlo, avessimo avuto due o tre milioni di euro in più per fare il film, avremmo svolto altre indagini.



Moni Ovadia dice che loro prendono un volo da Portland a Boston e la considera una sorta di gita. Da quello che avevo letto nella versione ufficiale, in realtà si trattava di un test per vedere se erano stati identificati o meno. Nel caso fossero stati arrestati non avrebbero coinvolto anche gli altri partecipanti ai dirottamenti…

Chi l’ha detta questa cosa?



Credo che sia nelle varie versioni ufficiali…

No, ti devo contestare, nelle prime pagine del rapporto ufficiale si dice che il viaggio a Portland di Atta e dell’altro terrorista è inspiegabile. Lo dicono nel rapporto ufficiale. Che ci sia un’altra versione non lo so, questa versione è contenuta nel rapporto ufficiale e gli inquirenti non si spiegano la stranezza del viaggio a Portland. Qualcuno se lo sarà inventato. A me risulta che questo sia scritto nelle primissime pagine del rapporto ufficiale ed è una delle maggiori stranezze in assoluto, perché uno che deve imbarcarsi a Boston e va a finire a Portland supera la fantasia del miglior organizzatore che io possa immaginare. Resta il fatto che, come noto, le immagini che ci hanno mostrato dei due terroristi che salgono a bordo del volo sono false, perché sono le immagini del loro imbarco a Portland e non a Boston…



In realtà è stato detto che sono state considerate le immagini dell’imbarco a Portland e che non sia stato detto che si trattasse dell’imbarco a Boston…

In moltissime fonti, anche ufficiali, sono state presentate così…



Potrebbe essere stato un errore…

E noi abbiamo il diritto di non fare questo errore…



Nel documentario c’è una dichiarazione di una ragazza che affermava di essere stata la fidanzata di Mohammed Atta. Ho letto poi in alcune parti che lei ha ritrattato, rivelando che si trattasse di un altro Mohammed, un nome comune, e che in realtà non era il Mohammed Atta che consideriamo il terrorista principale del gruppo…

Se Patrizia, la signorina che sostiene di essere andata a letto con Berlusconi, a un certo punto ritrattasse, lei che cosa farebbe? La riterrebbe una cosa da prendere come oro colato?



Per sfumare ogni dubbio, chiederei alla presunta ragazza di Atta di portare delle prove come delle foto. Questa signora Patrizia dice di avere immagini e video, vedremo se è vero. Se uno sta con una persona, è presumibile che abbia delle foto insieme, che i loro amici li conoscano, credo sia una cosa facilmente dimostrabile…

Noi questo abbiamo e sembrava abbastanza buono, perché lei aveva fatto dichiarazioni del genere anche ad altri media americani che le avevano pubblicate e prese per buone. Noi riteniamo che essenzialmente lei abbia riconosciuto la persona, ma c’è sempre un margine di dubbio…



Nel documentario, la signora Marina Montesano dice che Mohammed Atta non era riuscito a far decollare un aereo durante un’esercitazione, ma in realtà si era trattato di un guasto al motore…

Questo è un errore, lo abbiamo verificato anche noi…



Poi dice che due dei dirottatori vengono considerati “scemo e più scemo” dai loro istruttori, ma in realtà queste due persone non sono state accusate di aver pilotato gli aerei. L’affermazione non è un falso, ma può risultare fuorviante per lo spettatore, che magari pensa: come hanno fatto a pilotare gli aerei se erano degli incapaci?

Sì, può essere un’imprecisione, ma non è essenziale, comunque loro in nessun caso potevano pilotare quegli aerei.



Però visto che non risulta che li hanno pilotati perché dirlo?

Sì, può anche essere un’imprecisione, ma ancora una volta è un’inezia assolutamente inessenziale, fa parte di un altro dei trucchi che si usano in questi casi per sminuire certe tesi…



Però se si porta avanti la tesi che queste persone non erano in grado di pilotare gli aerei…

Non erano in grado, perché non si pilota un aeroplano senza avere le conoscenze necessarie. Non hanno mai pilotato questi aerei, perché si esercitavano su aerei Cessna e su aerei di quelle dimensioni. Non esistono in quelle scuole aerei Boeing 757…



Simulatori magari…

Ma non risulta neanche che abbiano fatto i simulatori. Tutti i piloti con cui abbiamo parlato, io l’ho fatto personalmente con cinque di loro, che hanno avuto a che fare con questi aerei, escludono che una persona comune che si trova per la prima volta di fronte a un cockpit sia in grado di raccapezzarsi e riesca a mettere le dita sul transponder, nessuno mi ha detto che è possibile. Ci troviamo con delle persone che hanno pilotato per qualche settimana aerei di altro tipo, che arrivano a bordo dell’aereo, salgono, si impadroniscono della cloche e guidano questi aerei con una precisione micidiale in tre casi su quattro. Ma bisogna vivere in un altro mondo per crederci. Poi mi vai a dire se quella persona ha detto scemo e più scemo o se si riferiva ad altri piloti, chi se ne frega. Tutti questi quindici che abbiamo identificato hanno fatto il lavoro di istruzione dentro le basi americane, istruiti dai servizi americani, come abbiamo dimostrato abbondantemente. Quindi un dettaglio di questo genere è un’inezia.



Ma come è stato dimostrato tutto questo?

Abbiamo le testimonianze, prese dalla stampa americana e che la Montesano ha raccolto nel suo libro Mistero americano. Lei non ha inventato niente, magari ha semplicemente fatto qualche errore come capita a tutti. Ha preso tutto ciò che è stato pubblicato dalla stampa americana, che ha presentato una valanga di cose che messe assieme fanno un bel pacchetto riguardante i piloti. Sappiamo un sacco di roba, pubblicato dagli americani, mica da noi, perché io non c’ero, ma se uno vuole leggersi il New York Times, il Los Angeles Times o il Washington Post viene fuori che i giornalisti americani hanno raccolto una bella quantità di informazioni. Abbiamo un quadro chiarissimo, molti di questi terroristi sconosciuti, che sono stati identificati dopo tre giorni con assoluta precisione, erano sotto sorveglianza da mesi e lavoravano in compagnie aeronautiche che erano tutte sotto il controllo della CIA. Per alcuni di questi abbiamo le scuole dove sono passati, elencate nome per nome, come Monterey. E poi ci si attacca un microscopico, secondario dettaglio, che è esattamente uno dei trucchi con cui si fa il debunking. Io ti prendo un pezzo in cui hai fatto il minimo errore e sulla base di questo dico che tutto quello che hai detto è un errore, anche se il dettaglio è infinitesimale. E’ vero che la cacca di una mosca può rovinare un brodo, come dicono i cinesi, ma in questo caso non funziona, perché non è un brodo, ci sono centinaia di prove che sono state dimostrate come insostenibili. Ma poi basta fare un errore in un film di cento minuti… Per carità, un piccolo dettaglio può sfuggire. Se io mi dovessi fare il debunking del debunking, gli piglierei per il culo un mese intero, visto che hanno scritto tante e tali stupidaggini al confronto dei nostri due o tre piccoli dettagli. Vadano avanti, facciano pure.



Per finire, può dirci qualcosa sul nuovo documentario che farete?

Non abbiamo ancora cominciato, stiamo ancora cercando il finanziatore, perché non ho la forza di portare avanti un’altra raccolta di soldi. Se troverò un producer, non mi serviranno più soldi, sostanzialmente sarà la stessa cifra necessaria per il primo, circa 500.000 euro. Spero di trovare un secondo producer, noi abbiamo raccolto tanto materiale che potremmo fare non uno, ma tre film. E tutto questo materiale nuovo che è emerso dopo, conferma largamente quello che abbiamo detto prima e anzi lo rende ancora più forte.



FINE



La fonte dell’articolo è rappresentata da tre post pubblicati sul blog «Segnali dal futuro».

1° post

2° post

3° post " xxx

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